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  Claudio Mauri

  La catena invisibile

   Il giallo del fascismo magico

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Da un'intervista televisiva di Cesare Cadeo a Claudio Mauri.  Telenova. Vicini di casa.

 

D. : Questo libro è frutto della fantasia o si basa su fatti storici concreti?

 

R. : Ho scritto un romanzo storico che si basa soprattutto su fatti autentici. Nel periodo fascista alcuni gruppi esoterici hanno organizzato degli attentati contro la vita di Mussolini usando delle tecniche particolari. Se non con riti magici, con modalità che possono essere assimilate a quelle del "lavaggio del cervello". Persone psicologicamente labili come Violet Gibson ed Anteo Zamboni, sono state usate come dei Kamikaze. Penso che dietro a diversi attentati avvenuti nella storia, si nascondano realtà sconvolgenti che non sono mai venute alla luce.  

 

***

 

Da un'intervista radiofonica di Gianfranco De Turris a Claudio Mauri. RAI  Radio 2 - GR2

 

D. : Dunque un intreccio tra politica ed esoterismo?

 

R. :  Ho molto indagato sulle società esoteriche del tempo, scoprendo che forse esiste un legame tra gli attentati del 1926 a Mussolini di Violet Gibson e di Anteo Zamboni e quello del protagonista del libro: il mandante è la medesima persona. In una foto dell'attentato della Gibson, comparsa misteriosamente negli anni '30, un volto è coperto da uno strano ritocco. Probabilmente si tratta del "regista" dei tre attentati. Nel libro vi è un'altra ipotesi sconvolgente: le ultime frasi scritte da Anteo Zamboni contengono la chiave per identificare mandanti e movente dell'attentato.

Sono convinto che il mandante di questi attentati sia stato un inglese trasferitosi a Roma. Questo misterioso personaggio, legato al mondo teosofico-occultistico e probabilmente ai servizi segreti inglesi (tramite la mediazione del mago inglese Crowley), è stato una sorta di "agente 007" che ha operato segretamente nell'Italia fascista.

 

***

 

Da un'intervista radiofonica di Antonella Ambrosioni a Claudio Mauri. RAI Radio 1 - L'Argonauta.

Politica e magia: un connubio inquietante ieri e oggi. Interventi di G. Galli, M. Zagni e C. Mauri, autori di alcuni libri recenti sull'argomento.

 

D. : Perché ha preferito mettere sotto forma narrativa queste sue ricerche?

 

R. : Perché mi mancavano ancora alcuni documenti che ritengo decisivi, però ci tengo a sottolineare che questo libro si basa in buona parte su fatti autentici per quanto incredibili.

 

Leggi il sommario e ascolta la puntata

 

***

 

Da un'intervista di Giusy Palumbo a Claudio Mauri, "Il Resto del Carlino"

 

D. : Romanzo storico o romanzo di fantastoria?

 

R. : Un romanzo storico con un profondo substrato saggistico, sorretto da uno studio d'archivio e una raccolta dati basata su fatti autentici.

 

D. : Perchè non ha elaborato il tutto sotto forma di saggio?

 

R. : Ho voluto ricostruire i personaggi e gli ambienti per affascinare il lettore, cercando di far convivere in me il rigore dello storico e l'entusiasmo del romanziere.

 

***

 

Da un'intervista di Federico Zamboni a Claudio Mauri. "Linea"

 

D. : Stando a quello che scrivi nell'epilogo, che si lascia alle spalle il racconto e torna all'intonazione realistica del prologo, l'incontro da cui prende le mosse il romanzo, è accaduto davvero. Vuoi -e puoi- aggiungere qualche dettaglio?

 

R. : Per ora posso solo dire che credo di aver scoperto la vera identità del personaggio che nel libro chiamo "il Presidente", ma sono estremamente cauto perché lo stesso nome compare anche nell'ambito del caso Majorana (...) Riguardo al protagonista, invece, sto  ancora svolgendo delle ricerche. La speranza è che attraverso il romanzo e l'eventuale attenzione dei media salti fuori qualcuno che lo conosceva e che sia in grado di identificarlo. (...)

 

D. : Veniamo all'aspetto squisitamente letterario. Lo stile della tua scrittura è molto misurato, lontanissimo da quello della narrativa popolare che va oggi per la maggiore. Nonostante l'argomento, così intrigante, ti tieni alla larga da qualsiasi sensazionalismo. Mi chiedo se l'hai fatto per creare un'atmosfera narrativa che fosse in linea con l'epoca in cui si svolge la vicenda.

 

R.: In parte sì. Ma senza nessuno sforzo particolare. A me piace il nitore del romanzo di stampo classico e la limpidezza della scrittura. Allo stesso tempo, però, questo tipo di intonazione serve anche a riportarci al periodo in cui si svolge la vicenda. Quello che vorrei è che la semplicità della forma non scadesse nella banalità. Un po' come avviene nella pittura di De Chirico, il nitore della forma dovrebbe portare a definire ancora meglio, per contrasto, i contorni metafisici della vita. In moltissimi casi, invece, la scrittura contemporanea mi sembra confusa, superficiale, prefabbricata. Consumistica, per usare una sola parola. Io potrò riuscirci o non riuscirci, ma quantomeno cerco di evitare i cliché. E di non forzare i toni al solo scopo di impressionare il lettore.